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DOCTOR DE LA IGLESIA

BENEDICTO XVI, DOCTOR DE LA IGLESIA… esta frase es la noticia que nos gustaría dar algún día no muy lejano, ya que consideramos que el Papa Emérito es digno de tal merecimiento tal y como ha quedado reflejado con vuestros comentarios en nuestro blog:

https://ratzingerganswein.wordpress.com/b-xvi-doctor-de-la-iglesia-ya/

Queremos agradeceros todo el apoyo y cariño que durante todo este tiempo hemos recibido, ha sido una gran experiencia para nosotras el poder compartir el gran legado del Papa Emérito, alguien que sin querer nos unió en el Señor y que sus enseñanzas hemos intentado plasmarlas en este blog desde nuestro punto de vista con el máximo respeto.

Siempre quedará una parte de nosotras en este blog, en el que la siguiente entrada que quisiéramos realizar sería precisamente la del nombramiento como DOCTOR DE LA IGLESIA. Esa sección permanecerá activa para todo aquel que quiera dejar su comentario.

https://ratzingerganswein.wordpress.com/category/suscribe-la-iniciativa/

¡¡¡Gracias por haber compartido todo este tiempo con nosotras!!!

Un abrazo en el Señor y que Dios os bendiga.

DOCTOR DE LA IGLESIA

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MIS PRIMEROS 25 AÑOS AL SERVICIO DE DIOS

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I MIEI PRIMI 25 ANNI AL SERVIZIO DI DIO

(ALESSANDRA BORGHESE)

Conozco Monsignor Georg Gaenswein dai tempi in cui lavorava alla Congregazione per la Dottrina della Fede, prima ancora che diventasse il segretario dell’allora cardinale prefetto Joseph Ratzinger e poi come noto  segretario particolare di Sua Santità Benedetto XVI. Questo per dire che la mia simpatia e stima nei confronti di questo giovane e colto sacerdote risalgono a tempi non sospetti. Negli anni ho avuto diverse occasioni  per incontrarlo informalmente anche grazie ad amici comuni. Ciò che mi affascina di più di don Georg è il suo bel volto aperto con un sorriso rassicurante e sobrio. L’altro giorno ho ricevuto un suo e-mail d’invito.  Con il suo stile silenzioso, asciutto ed essenziale mi comunicava che il 1 giugno alle 19 ( oggi per chi legge), avrebbe celebrato una Santa Messa nella Chiesa di Santo Stefano degli Abissini in Vaticano, dopo la celebrazione ci saremmo ritrovati, amici e famigliari, per cena nella Casina di Pio IV. Una frase semplice e chiara spiegava la motivazione dell’invito, mi colpì perché -se pur breve- era carica di emozione: “25 anni fa sono stato ordinato sacerdote!”.

Per don Georg questo anniversario è un momento di ringraziamento e riflessione. La sua decisione di diventare sacerdote si è sviluppata coerentemente, non è stato di certo un fulmine a ciel sereno. Verso i diciotto anni chi lo conosceva bene intravedeva già nel suo modo di essere chiaro e trasparente una piccola radice nei confronti del sacerdozio. “Radice che poi negli anni è cresciuta portando buoni frutti”, come ama lui stesso dire.

Inizialmente la sua famiglia non era così convinta della sua scelta religiosa. Poi capendo che la vocazione di Georg era vera e sincera l’atteggiamento si è modificato.  Decisivo e fondamentale è stato il suo rapporto con la madre che è ancora fortissimo. Don Georg infatti descrive  sua madre come “una donna che non ha mai chiesto e imposto, ma che ha soprattutto saputo dare delle risposte alle domande dei figli”.

Verrebbe spontaneo provare a tirare le somme di questi   primi 50 anni di vita -di cui 25 spesi al servizio della chiesa- di uno dei monsignori più in vista del Vaticano. Conoscendo don Georg  questa  importante ricorrenza è per lui più  un punto di partenza che un punto di arrivo. Il giovane Gaenswein non aveva di certo pianificato di approdare a Roma per poi diventare addirittura il più stretto collaboratore del papa. Tanto è vero che non ha mai nascosto la sua emozione e sorpresa nel ritrovare il “suo” cardinale e capo come papa. In più di un’occasione gli ho sentito  raccontare di non aver mai fatto programmi precisi ma piuttosto di aver seguito gli ordini dei superiori. Ricordo una volta, di averlo ascoltato parlare ad un gruppo di giovani impauriti da un eventuale scelta  radicale di vita quale il sacerdozio. Don Georg in maniera diretta e senza mezzi termini fu esplicito: “la vita, la si può  guadagnare soltanto perdendola come insegna il Signore!”. E aggiunse in maniera schietta:  “il momento della decisone di cosa fare della propria vita è importantissimo. Se si decide qualcosa bisogna farlo con tutto il cuore dal profondo dell’anima. Per questo è importante saper dare tutto di noi stessi e non soltanto un pezzetto. Solo così si raggiunge la pienezza”.  Pensai tra me, Monsignor Gaenswein ha di certo un incredibile chiarezza dottrinale!

In questi anni il suo comportamento esteriore è cambiato per causa di forza maggiore. All’inizio il suo atteggiamento aperto e cordiale  con tutti è stato forse un po’ ingenuo, lasciando  spazio a commenti superficiali nei suoi confronti, per questo adesso è diventato molto più prudente. Non ha mai però nascosto agli amici la sua costante e sorprendente emozione nel seguire il papa malgrado le difficoltà dell’incarico. Perché essere vicino al papa non è soltanto un compito glamour, ma vuol dire innanzitutto servizio, umiltà e devozione totale. Tutto ciò che si fa, lo si fa per una altra persona dovendo così rinunciare a se stessi e ai propri desideri. Malgrado la mole di lavoro ed i pressanti impegni ed incontri in agenda per fortuna non mancano dei momenti d’intimità tra il Santo padre e don Georg. Come la Santa messa mattutina, la recita del rosario pomeridiano e le piccole chiacchiere dopo mangiato tra una passeggiatina e l’altra in terrazzo o  in giardino. Nell’immaginario collettivo si è spesso cercato di comparare don Georg a padre Ralph del famoso film Uccelli di Rovo: bello e impossibile. Lui sa bene che l’aspetto fisico -benché sia una dote ricevuta e gratuita- può essere utile anche per la vita pastorale e l’annuncio del Vangelo. Ma di certo non può essere una forma di orgoglio e superbia. Anche per questo è spesso invidiato e  vittima di gelosie di Palazzo. Don Georg cerca così di distinguere tra la sua persona e ciò che la gente può volere attraverso di lui. Il suo metodo di discernimento si basa sulla sincerità delle relazioni. Per lui “la sincerità si scopre infatti con il tempo e non si lascia nascondere facilmente”.

Forse la sua dimensione meno nota al pubblico è quella accademica, laureato nel famoso Istituto di Diritto Canonico a Monaco, già professore all’Università di Santa Croce ha infatti pubblicato ben 17 scritti di ricerca canonica  e teologica

Il suo essere sportivo credo lo abbia formato moltissimo da un  punto di vista umano. Perché secondo lui “lo sport da la possibilità di competere con altri in forma positiva. Un sano modo di relazionarsi e confrontarsi”. Ovviamente la mancanza della “sua” amata Foresta Nera si fa sentire, quando ne parla si può scorgere nei suoi occhi un velato sentimento di nostalgia verso quei luoghi cari e lontani.

Le sue doti principali sono la serietà , la caparbietà e la perseveranza. Se dobbiamo trovargli un difetto, potrebbe essere identificato nella poca pazienza. Nel senso che tale è il suo desiderio di fare e di veder realizzate le cose in maniera perfetta che deve sforzarsi a pazientare per vederne il risultato. Per concludere, Monsignor Gaenswein è uomo completo e realizzato che malgrado ammetta “di non avere sogni nel cassetto”, non finirà di far parlare di sè e sono certa continuerà a distinguersi nel suo servizio alla chiesa.

MIS PRIMEROS 25 AÑOS AL SERVICIO DE DIOS

(ALESSANDRA BORGHESE)

Conozco a Monseñor Georg Gänswein desde la época en que trabajó en la Congregación para la Doctrina de la Fe, incluso antes de convertirse en secretario del Cardenal Prefecto de entonces, Joseph Ratzinger, y que más tarde se dio a conocer como Secretario Personal de Su Santidad Benedicto XVI. Esto quiere decir que mi simpatía y estima hacía este joven y educado sacerdote se remonta a tiempo insospechado. A través de los años, he tenido varias ocasiones para reunirme de manera informal a través de amigos en común.

Lo que me fascina más sobre Don Georg es su bello rostro abierto con una sonrisa tranquilizadora y sobria.

El otro día recibí su e-mail de invitación. Con su estilo discreto, breve y esencial, me comunicó que el 1 de junio a las 19:00 horas, celebraríamos la Santa Misa en la Iglesia de Santo Stefano degli Abissini en el Vaticano, y después de la celebración, nos encontraríamos, amigos y familia para cenar en la Casina de Pio IV.

Una frase sencilla y una clara explicación de la motivación de la invitación, me llamó la atención – aunque breve estaba llena de emoción: “¡Hace 25 años fui ordenado sacerdote!”

 Para Don Georg, este aniversario es un momento de agradecimiento y reflexión.  Su decisión de hacerse sacerdote ha crecido de forma constante, era sin duda un rayo caído del cielo. A los dieciocho años, quien le conociera bien ya podía ver su manera de ser clara y transparente, una pequeña “raíz” al sacerdocio. “Raíz que luego ha crecido a lo largo de los años trayendo buenos frutos”, como a él mismo le gusta decir.

Inicialmente su familia no estaba tan convencida de su opción religiosa. Una vez entendida que la vocación de Georg era verdadera y sincera, cambiaron de actitud. Su relación con su madre, que sigue siendo muy fuerte, fue decisiva y fundamental. Don Georg, de hecho, describe a su madre como “una mujer que nunca ha impedido ni ha impuesto, pero ha sabido dar respuestas a las preguntas de sus hijos.” Es esencial para hacer un balance de los primeros 50 años de vida, incluyendo 25 en el servicio de la Iglesia. De los Monseñores, el más destacado del Vaticano.

Conociendo al Padre Georg, en éste importante aniversario, para él es un punto de partida más que un punto de llegada. El joven Gänswein ciertamente no esperaba aterrizar en Roma y más tarde convertirse en el más estrecho colaborador del Papa. Tanto es así, que él nunca ha ocultado su emoción y sorpresa al encontrar “su” cardenal y jefe como Papa.

En más de una ocasión, me enteré de que él nunca había hecho planes específicos, sino que habían seguido las órdenes de sus superiores. Recuerdo que una vez, le escuché hablar a un grupo de jóvenes que tenían miedo de una posible opción radical de su vida como el sacerdocio. Don Georg, directo y sin rodeos fue explícito: “En la vida sólo se puede ganar perdiendo, como nos enseñó el Señor! “. Y añadió de una manera directa: “El momento en que decidimos qué hacer con nuestra vida es muy importante. Si se decide algo, hay que hacerlo con todo el corazón y la profundidad del alma. Por esto, es importante saber cómo dar todo de ti mismo y no sólo una pequeña parte. Sólo de esta manera se llega a la plenitud “. Me dije a mi misma, Monseñor Gänswein sin duda tiene una increíble claridad doctrinal!”

 Durante estos años, su comportamiento externo ha cambiado por razones de fuerza mayor. Inicialmente su actitud abierta y amable con todo el mundo era quizás un poco ingenua, dejando espacio para los comentarios superficiales sobre él mismo, por lo que ahora se ha vuelto mucho más cauteloso. Sin embargo, nunca ha ocultado a sus amigos, la constante y sorprendente emoción de seguir al Papa a pesar de las dificultades de la tarea. Pero, estar cerca del Papa, no es sólo un trabajo glamuroso, sino que significa servicio, humildad y devoción total.  Todo lo que haces, lo haces para otra persona, y hay que renunciar a uno mismo y a tus propios deseos.


A pesar de la enorme cantidad de trabajo, compromisos urgentes y reuniones programadas en el orden del día, por suerte, abundan los momentos de intimidad entre el Santo Padre y el Padre Georg. Como la Santa Misa en la mañana, el rezo del rosario por la tarde y la charla después de la comida, caminando juntos en la terraza o en el jardín.

En el imaginario colectivo, a menudo se ha buscado comparar al Padre Georg con el padre Ralph de la famosa película “El pájaro espino”: hermoso e imposible. Él sabe que el aspecto físico – aunque es un don recibido y libre – también puede ser útil para la vida pastoral y la proclamación del Evangelio. Pero ciertamente no debe ser una forma de orgullo y soberbia. Esto también provoca a menudo ser víctima de la envidia y los celos de Palacio.

 Así Don Georg trata de distinguir entre la persona y lo que la gente puede ver a través de él . Su método de discernimiento se basa en la sinceridad de las relaciones. Para él, “la sinceridad se descubre con el tiempo y no la oculta fácilmente.”

 Tal vez es menos conocido para el público ese grado académico en el famoso Instituto de Derecho Canónico en Múnich, fue profesor en la Universidad Pontificia de la Santa Cruz y ha publicado al menos 17 libros sobre la investigación canónica y teológica.

 Su formación atlética le da un punto de vista humano. Porque, según él, “el deporte proporciona la oportunidad de competir con los demás de una manera positiva. Una forma saludable de estar en contacto y competir”.” Obviamente, la falta de “su” amada Selva Negra, se hace sentir cuando se habla de ella, puesto que se puede ver en sus ojos emocionados una sensación de nostalgia de aquellos lugares queridos y lejanos.

 Sus cualidades principales son la fiabilidad, la determinación y la perseverancia. Si buscamos un fallo, podría ser identificado por la poca paciencia. En el sentido de que es su deseo de hacer y de ver ejecutado a la perfección las cosas que tiene que tratar y ser paciente para ver el resultado.
Finalmente Monseñor Gänswein es un hombre completamente realizado, que, a pesar de que admite que “no tiene sueños en el cajón” no va a terminar de hablar de sí mismo, y estoy segura de que seguirá apoyando en su servicio a la Iglesia.

25 YEARS OF PRIESTHOOD

(ALESSADRA BORGHESE)

I have known Mons. Georg Gaenswein from when he was working at the Congregation for the Doctrine for the Faith – before he became the private secretary to then Cardinal Joseph Ratzinger.

This to say that my sympathy and esteem for this young and cultured priest goes back some time. Over the years, I have had many occasions to meet him informally, if only because we have friends in common.

What fascinates me most about don Georg is his beautifully open face with its reassuring smile.

The other day, I received an e-mail invitation. In his usual quiet, spare and essential style, he informed me that on June 1 at 7 p.m., he would be celebrating Holy Mass in the Church of St. Stephen of the Abyssinians in the Vatican, and that afterwards, friends and relatives would gather together for dinner at the Casina Pio IV in the Vatican Gardens.

A simple statement explained the reason for the invitation, and it struck me because, brief as it was, it seemed laden with emotion: “Twenty five years ago, I was ordained a priest!”

For don Georg, this anniversary is a moment for thanksgiving and reflection. His decision to become a priest had developed consistently – it was not a lightning bolt out of a clear blue sky.

By the time he was 18, those who knew him already saw in his clear and transparent ways the roots of his confrontation with the priestly vocation.

“They were roots which just kept growing with the years and bearing good fruit,” as he himself likes to say.

Initially, his family was not convinced about his choice, but they changed their mind after he showed that he did have a true and sincere vocation.

His relationship with his mother, which continues to be very strong, was decisive and fundamental in this. Don Georg describes her as “a lady who never asked or imposed anything, but who, above all, always knew how to answer her children’s questions.”

It would be easy to try and draw a balance sheet of don Georg’s first 50 years of life – 25 of them as a priest – as he is one of the most high-profile monsignors in the Vatican.

Knowing him, I would say that he looks on this anniversary as a take-off point rather than a point of arrival. The young Gaenswein certainly never planned to end up in Rome and become the closest collaborator of the Pope. Indeed, he has never hidden his emotion and surprise to find that ‘his’ cardinal had been elected Pope.

On more than one occasion, I have heard him say that he never made any specific plans for himself but always simply followed orders from his superiors.

I remember once when he had to address a group of young men who were still intimidated by the thought of eventually choosing the priestly vocation.

Don Georg, in a direct way and without skirting around, simply told them: “As the Lord taught, we can only gain life if we lose it!”

He added: “The moment of deciding what to do with one’s life is, of course, most important – so if you decide something, you must do it with all your heart, from the depth of your soul. For this, one must know how to give oneself totally, not just a piece. Only then, you can achieve fullness”.

I thought listening to him that he certainly had doctrinal clarity!

In the past few years, his external behavior has changed by force majeure, as it were. At the start, his open and cordial attitude to everyone was perhaps too ingenuous for someone in his position, leaving himself open to superficial criticisms. And so, he has become much more prudent.

But he has never hidden from friends his surprisingly constant emotion at being with the Pope, no matter how difficult his job is. To be with the Pope is not just a ‘glamorous’ task – he sees it above all as service in humility and total devotion.

Everything he does is for another person, which means he must renounce himself and his own desires. And yet, despite the pile of work to the done and the many commitments and appointments on the Pope’s agenda, he does share intimate moments with the Pope – the daily morning Mass, praying the rosary together in the afternoons, small talk over meals or while they take a daily walk in the gardens or on the roof terrace of the Apostolic Palace.

In the popular imagination, don Georg is often compared to Father Ralph in the famous novel and TV series The Thorn Birds: beautiful but ‘impossible’.

He knows that the physical aspect – which is a gift one receives gratuitously – may nonetheless be useful for pastoral work and announcing the Gospel. But certainly not as a source of pride nor arrogance. However, because of this, he has been the object of envy and victim of petty jealousies at the Vatican.

So, he tries to act in such a way that distinguishes who he is from the image that people wish to see in him. He bases his own discernment on the sincerity of his inter-personal relationships. He believes that “sincerity is proven with time and cannot be hidden”.

Perhaps the aspect of him that is least-known to the public is his academic credentials. A doctor of Canon Law from the University of Munich [also the Alma Mater of Joseph Ratzinger], he was a professor of Canon law at the Pontifical University of Santa Croce in Rome, during which time he published 17 studies on canonical and theological subjects.

But I also think his sports personality had much to do with his human formation. He says “sport offers the possibility of competing with others in a positive way – it is a healthy way to relate to others and to measure oneself against others”.

Obviously, he misses his beloved Black Forest native land, and when he speaks of it, his eyes do not hide his nostalgia.

His principal traits are seriousness, obstinacy and perseverance. And if we have to name a failing, it would be his lack of patience – in the sense that he is so determined to do things and see them realized as perfectly as possible that he cannot wait to see the outcome of his efforts.

In conclusion, Mons. Gaenswein is a completely realized man and even if he says he has no secret wishes, he will continue being talked about, and certainly, to distinguish himself in his service to the Church.

LES 25 ANS DE SACERDOTE

(ALESSANDRA BORGHESE)


Je connais Mgr Georg Gaenswein depuis les temps où il travaillait à la Congrégation pour la Doctrine de la Foi, avant même qu’il ne devienne le secrétaire du cardinal préfet d’alors, Joseph Ratzinger, et qu’il ne soit connu par la suite comme secrétaire particulier de Sa Sainteté Benoît XVI. Ceci pour dire que ma sympathie et mon estime vis-à-vis de ce prêtre jeune et cultivé remontent à des temps insoupçonnables.

Au cours des années, j’ai eu différentes occasions de le rencontrer de manière informelle grâce à des amis communs. Ce qui me fascine le plus chez don Georg, c’est son beau visage ouvert avec un sourire rassurant et sobre. L’autre jour j’ai reçu son e-mail d’invitation. Avec son style silencieux, sec et essentiel, il me communiquait que le 1er juin à 19 heures, une Sainte Messe serait célébrée en l’Église Saint-Etienne des Abyssins au Vatican, et qu’après la célébration, amis et proches se retrouveraient pour dîner dans la Maisonnette de PieIV.
Une phrase simple et claire expliquait la motivation de l’invitation, elle me frappa parce que – si brève qu’elle fût, elle était chargée d’émotion : « il y a 25 ans j’ai été ordonné prêtre ! ».

Pour don Georg, cet anniversaire est un instant de grâce et de réflexion.
Sa décision de devenir prêtre s’est développée de façon cohérente, elle n’a pas été un coup de foudre dans un ciel serein. Vers dix-huit ans, ceux qui le connaissaient bien entrevoyaient déjà dans sa manière d’être à la fois clair et transparent une petite “racine” vers le sacerdoce. « Racine qui ensuite au cours des années a crû, en portant des bons fruits », comme il aime lui-même à dire.


Initialement, sa famille n’était pas si convaincue de son choix religieux.
Ensuite, ayant compris que la vocation de Georg était vraie et sincère, l’attitude s’est modifiée. Son rapport avec sa mère, qui est encore très fort, a été décisif et fondamental. Don Georg en effet décrit sa mère comme « une femme qui n’a jamais demandé ni imposé, mais qui a surtout su donner des réponses aux questions de son fils ».

La tentation vient spontanément à l’esprit, de tirer un bilan de ces 50 premières années de vie – dont 25 passées au service de l’église – d’un des “monsignori” les plus en vue du Vatican.
Connaissant don Georg, cette importante célébration est pour lui plus un point que départ qu’un point d’arrivée.
Le jeune Gänswein n’avait certes pas prévu d’atterrir à Rome pour ensuite devenir le plus proche collaborateur du pape. Tant il est vrai qu’il n’a jamais caché son émotion et sa surprise de retrouver comme pape « son » cardinal et chef.

A plus d’une occasion, je l’ai entendu dire qu’il n’avait jamais fait de plan précis mais qu’il avait plutôt suivi les ordres de ses supérieurs.
Je me souviens d’une fois où je l’ai écouté parler à un groupe de jeunes, effrayés par l’éventualité d’un choix de vie radical comme le sacerdoce. Don Georg, d’une manière directe et sans demis termes fut explicite : « la vie peut se gagner seulement en la perdant, comme le Seigneur l’enseigne! ». Et il ajouta de manière franche : « l’instant où l’on décide quoi faire de sa vie est très important. Si on décide quelque chose il faut le faire avec tout son coeur et dans la profondeur de l’âme. Pour cela, il est important de savoir donner tout de soi-même et pas seulement un petit morceau. Seulement ainsi on atteint la plénitude ». Je pensai par devers moi, “certes, Mgr Gänswein a une incroyable clarté doctrinale” !

Durant ces années, son comportement extérieur a changé pour cas de force majeure.
Au début son attitude ouverte et cordiale avec tout le monde a été peut-être un peu naïve, laissant la place à des commentaires superficiels sur lui, c’est pourquoi maintenant il est devenu beaucoup plus prudent.

Pourtant, il n’a jamais caché aux amis sa constante et surprenante émotion de suivre le pape malgré les difficultés de la charge. Parce qu’être auprès du pape n’est pas seulement une tâche “glamour”, mais cela veut dire avant tout service, humilité et dévouement totaux. Tout ce qu’on fait, on le fait pour une autre personne, en devant ainsi renoncer à soi-même et à ses désirs. Malgré la masse énorme de travail, les engagements pressants et les rencontres prévues dans l’agenda, heureusement, les instants d’intimité entre le Saint père et don Georg ne manquent pas. Comme la Sainte Messe du matin, la récitation du rosaire de l’après-midi et le petit bavardage après le repas, entre une promenade et l’autre, sur la terrasse ou au jardin.

Dans l’imaginaire collectif, on a souvent cherché à comparer don Georg au père Ralph du célèbre film “Les oiseaux se cachent pour mourir” [ndt: bof ???...] : beau et impossible. Il sait bien que l’aspect physique – malgré qu’il soit un don reçu et gratuit – peut aussi être utile pour la vie pastorale et l’annonce de l’Évangile. Mais il ne doit certes pas être une forme d’orgueil et de superbe. Pour cela aussi, il est souvent envié et victime de jalousies de Palais. Don Georg cherche donc à distinguer entre sa personne et ce que les gens peuvent voir à travers lui. Sa méthode de discernement se base sur la sincérité des relations. Pour lui « la sincérité se découvre en effet avec le temps et on ne laisse pas facilement cacher ».

Peut-être sa dimension la moins connue du public est-elle celle universitaire: il a passé sa licence dans le célèbre Institut de Droit Canon à Munich, il a été professeur à l’Université Pontificale de Sainte Croix et a publié au moins 17 écrits de recherche canonique et théologique.

Le fait d’être sportif l’a beaucoup formé d’un point de vue humain. Parce que selon lui « le sport donne la possibilité de se mesurer aux autres de façon positive. Une saine manière de se mettre en relation et de rivaliser ».
Évidemment « sa » Forêt Noire bien-aimée lui manque, lorsqu’il en parle, on peut apercevoir dans ses yeux voilés un sentiment de nostalgie vers ces lieux chers et lointains

Ses qualités principales sont le sérieux, l’obstination et la persévérance. Si nous devons lui trouver un défaut, il pourrait être identifié dans le peu de patience. Dans le sens que son désir de faire et de voir réalisées les choses de manière parfaite est tel qu’il doit se forcer à patienter pour en voir le résultat.
Pour conclure, Mgr Gänswein est un homme complet et accompli, qui, bien qu’il admette « ne pas avoir de rêves dans le tiroir », n’a pas fini de faire parler de lui et je suis certaine qu’il continuera à se distinguer dans son service à l’Eglise.

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